domenica 21 febbraio 2016

Gli "spiriti viventi" di Murakami

Ho recentemente riletto uno dei miei libri preferiti, Kafka sulla spiaggia di Murakami Haruki. Un libro che consiglierei ad ogni amante delle storie, a quelle persone che si stupiscono sempre pensando a quanto le storie insegnino. D'altronde i libri di Murakami sono così, ti prendono violentemente, ti strappano alla tua realtà, trasportandoti in un luogo che è un luogo ben preciso, ma che tuttavia è, per così dire, ovattato, come sfocato o ricoperto di nebbia. E all'improvviso non sai più dove ti trovi, ma non riesci ad andare via perché, in fondo, non vuoi. Come sott'acqua d'estate. 
Stavo leggendo immersa nell'oceano dell'autore giapponese quando mi sono imbattuta in una pagina dimenticata da tempo. Una pagina chiave del libro in cui il protagonista, Tamura Kafka, fa al suo amico, complice, e, in un certo qual modo, salvatore Oshima, una domanda: "Senta, so che le sembrerà una domanda strana, ma secondo lei le persone possono diventare fantasmi quando sono ancora in vita?". Una semplice domanda che probabilmente spiazzerebbe chiunque, ma, ovviamente, non il signor Oshima. Così inizia la storia degli "spiriti viventi", ricorrenti nella letteratura giapponese.
Murakasi Shikibu ne parla nella sua opera, La storia di Genji. Per usare le parole di Oshima: "la Dama Rokujo no Miyasudokoro, che era l'amante di Genji, il principe splendente, torturata da una violenta gelosia nei confronti della sua consorte legittima, Aoi no Ue, si trasforma in uno spirito maligno e si impossessa di lei. Notte dopo notte l'assale mentre lei è nel suo letto, e finalmente ne provoca la morte. Ad accendere il suo odio era stata la notizia che Aoi no Ue aspettava un figlio da Genji. Il principe splendente chiama dei monaci che praticano un esorcismo, cercando di scacciarelo spirito maligno che possiede Aoi, tuttavia l'odio di Rokujo è talmente forte che nessuno riesce a contrastarlo.
Ma l'elemento più interessante di questa storia sta nel fatto che la Dama Rokujo non è minimamente consapevole della sua trasformazione in spirito vivente. E' tormentata dagli incubi, e al risveglio i suoi lunghi capelli neri sono impregnati da un odore di fumo di cui non sa spiegarsi l'origine. Non comprendendo ciò che accade, è in preda alla confusione. In realtà quell'odore di fumo viene dall'incenso bruciato dai monaci durante gli esorcismi per Aoi no Ue. Rokujo, senza saperlo, si muove superando i confini dello spazio e, attraversando il tunnel degli strati più profondi della coscienza, si reca al capezzale di Aoi. Questa è una delle scene più inquietanti ed emozionanti della Storia di Genji. In seguito, quando scopre le azioni che ha commesso senza esserne cosciente, sconvolta dalla gravità dei propri peccati si taglia i capelli e si fa monaca." 
Questa la storia più emblematica degli "spiriti viventi".
Ma continua Oshima: "Il mondo sovrannaturale, alla fine, sono le tenebre del nostro spirito. Prima che nel diciannovesimo secolo facessero la loro apparizione Freud e Jung, che con la psicoanalisi hanno illuminato l'inconscio, la stretta interdipendenza fra questi due tipi di tenebre era un fatto talmente ovvio da non meritare nemmeno troppi ragionamenti, e non era neppure considerata una metafora. Anzi, persino parlare di interdipendenza era un costrutto mentale, prima che Edison inventasse la luce elettrica, la maggior parte del mondo era letteralmente avvolta da tenebre buie e nere. E le tenebre interiori, dello spirito, si fondevano con quelle esteriori, fisiche, senza nessun confine a dividerle, quindi erano strettamente collegate." 
E' così che al tempo si collegavano un fenomeno soprannaturale e un fenomeno interno, che fa parte della vita di ogni uomo. Ma al giorno d'oggi, come afferma Murakami: "Le tenebre del mondo esteriore sono completamente scomparse, ma quelle dello spirito rimangono più o meno identiche. Quelle parti del nostro essere che chiamiamo io e coscienza, come iceberg, sono per la maggior parte sprofondate nelle tenebre."
Gli "spiriti viventi" non sono però probabilmente causati solo da emozioni negative, anche se la maggior parte delle volte è così. La verità è che questi spiriti nascono sempre da emozioni molto violente, le quali sono di solito di natura e valenza negativa. 
A questo punto Oshima racconta un'altra storia al giovane Tamura Kafka, in cui spiega come pare che per diventare uno spirito, un uomo guidato da valori positivi debba morire.
"I Racconti di pioggia e di luna furono scritti da Ueda Akinari nella seconda metà dell'epoca Edo, ma sono ambientati in un tempo precedente, il periodo degli Stati Combattenti. Da questo punto di vista, Ueda Akinari aveva dei gusti nostalgici, rétro. La storia narra di due samurai che diventano amici e giurano di essere come fratelli l'uno per l'altro. Questo tipo di rapporto era molto importante per due guerrieri. Stringere un patto di fratellanza era come mettere la propria vita nelle mani dell'altro. Essere pronti a morire per l'amico. Tale era il significato di questo patto.
I due servivano differenti signori, e vivevano lontano. Uno dei due samurai disse all'amico: Quando fioriranno i crisantemi verrò da te, qualunque cosa accada. E l'altro rispose: Ti aspetterò, preparandomi per la tua venuta. Ma il samurai che aveva promesso di andare a trovare l'amico, in seguito a degli scontri fra clan rivali fu fatto prigioniero. Non poteva in nessun modo uscire, né inviare lettere. Passò l'estate, venne l'autunno, e finalmente giunse la stagione dei crisantemi. In quelle condizioni, non c'era nessuna speranza di poter mantenere la promessa fatta all'amico. Ma per un guerriero niente era più importante che mantenere le promesse. La lealtà contava più della stessa vita. Il samurai si tagliò il ventre, così poté trasformarsi in spirito e attraversare migliaia di chilometri, raggiungendo la casa dell'amico. Qui lo incontrò e insieme parlarono per tutto il tempo che vollero davanti ai crisantemi in fiore, fino a che svanì, lasciando per sempre la terra."

giovedì 4 febbraio 2016

Nuovo inizio

E così è arrivato.
Ho sempre voluto aprire un blog, e finalmente il giorno è qui.
Scrivere mi ha salvato tante volte, come mi ha salvato leggere, ma non ho mai avuto il coraggio di fare quello che ora, quasi miracolosamente, sto facendo. 
Non ci sono modi giusti per descrivere quanto le parole siano importanti, dirò solo che le nostre vite sono costantemente portate in giro, siamo in balia delle onde, e le parole sono gli unici pezzi di legno che possiamo usare per salvarci. 
Quindi eccomi. 
In questo blog scriverò di me, dei libri che leggo e delle cose belle che riesco a trovare scavandoci a fondo. Semplicemente e senza pretese.
Non so se qualcuno leggerà mai queste parole, ma sono contenta di poterle scrivere, e se tu sei arrivato fin qui, bè, mi auguro che andrai avanti e che ti piacerà quello che vedrai.


Con amore.